Baby gang: nessuna azione politica, nessuna prevenzione per gestire i disagi giovani, solo additamenti e accuse feroci

…”Anche se vi dichiarate assolti sarete per sempre coinvolti”, così cantava De Andrè e queste parole sembrano una precisa dedica rivolta alla ViceSindaca Tanti ed a tutta l’Amministrazione Ghinelli.
Dica l’ass. Tanti cosa ha fatto nei suoi 7 anni di governo della città perché il disagio giovanile anche nella forma delle baby gang non nascesse. Cosa pensa di dover fare oggi e quali politiche di prevenzione al disagio e di sostegno ai giovani ed alle famiglie abbia pensato di attuare. Ad oggi ci risulta che nulla sia stato fatto, solo parole ed annunci.
“Non sono una badante”, “vadano a pulire i cessi” e “la galera è un primo passo”, questi i commenti che negli ultimi mesi Lucia Tanti ha  espresso con violenza sulla stampa. Possiamo riscontrare solo un’azione giudicante da parte della vicesindaca, in realtà tutto ciò evidenzia gravi responsabilità amministrative, a partire dallo smantellamento dello “Spazio Famiglia” che era un servizio  di eccellenza, una rete strutturata e debitamente formata, a sostegno della della genitorialità. Dica inoltre l’Ass. Tanti perché abbia dismesso l’accordo tra Comune ed Istituzioni scolastiche, basato sulla specifica formazione di insegnati e gruppi di genitori, per essere così meglio attrezzati per riconoscere fin dal sorgere atteggiamenti di disagio e poter intervenire in modo preventivo.
Manca ad Arezzo una rete di protezione sociale: non ci sono adeguati e diffusi spazi di incontro dove i giovani possano esprimersi, elaborare le proprie esperienze e proporre azioni fattive.
Le parole vestono chi le utilizza e la parola “galera” che Tanti usa, indica un’idea di giustizia solo “punitiva”, la parola usata è densa di disprezzo e le serve a deresponsabilizzarsi. Dove è stata messa la parte dedicata alla “rieducazione”, fine da tener presente per un buon reinserimento sociale. Chi amministra e si ha la delega per i minori e per il sociale, dovrebbe quantomeno conoscere le finalità del Codice di Procedura Minorile che prevede specifiche misure alternative alla carcerazione.
Bene ha fatto la Questore di Arezzo a proporre un percorso che preveda l’intervento verso le famiglie, con il coinvolgimento di psicologi, psicoterapeuti, operatori sociali e società civile, per studiare insieme cosa fare e farlo subito, perché questi fenomeni di grave disagio giovanile vanno affrontati immediatamente, consapevoli che  la sola repressione non basti, è solo l’ultimo anello di un ingranaggio molto più complesso.