E’ evidente che la Giunta Ghinelli, accogliendo le richieste delle associazioni del commercio, punta ad azzerare le sagre e le feste paesane. Le cosiddette “aperture” dell’Amministrazione comunale sono state considerate dal Comitato poco più che una trappola visto che la Commissione di valutazione vede la prevalenza delle associazioni di categoria e che le sagre hanno già perduto, perdurando questa situazione, il 30% dei giorni di apertura.
Forse sarebbe opportuno riaprire una discussione in modo più sereno e meno strumentale. Ci aveva provato Matteo Bracciali incassando, però, la stizzita reazione di Confcommercio.
Proviamoci di nuovo. Il primo passo è sgombrare il campo dagli equivoci. Qualcuno ha avuto interesse a rappresentare una guerra tra regolari (ristoratori) e irregolari (sagre e feste). Così non è. Chi organizza questi eventi segue regole e disciplinari ben precisi. Ci sono state violazioni? Si dica dove e quando e s’intervenga con sanzioni. Ma si evitino generalizzazioni.
Altro equivoco: tutti sono intoccabili e tutti hanno ragione a prescindere. Noi pensiamo, invece, che ciascuno possa fare un passo indietro alla ricerca di un equilibro che serva alla comunità intera e non ad alcuni suoi singoli componenti. Eccessivo il numero di sagre? Discutiamone. Scarso radicamento alle produzioni locali? Discutiamone. Ma tutti si siedano al tavolo con pari dignità e il Comune di Arezzo non “appalti” decisioni a soggetti terzi.
E la ricerca di un punto di equilibrio può iniziare dalla consapevolezza che non siamo di fronte a una guerra commerciale, ma alla necessità di convivenza di chi ha fatto della ristorazione la sua impresa e di chi ha fatto della festa paesana il suo impegno sociale. Tutti hanno pari dignità e il ruolo del Comune non è quello di assegnare la ragione al più forte ma di cercare un giusto livello di equilibrio.
Con la Giunta Ghinelli è statisticamente certo che vincerà sempre Golia e che David sarà destinato perennemente a soccombere.
Noi vorremmo un vero equilibrio e il riconoscimento di un fatto sociale e culturale: chi organizza feste e sagre anima le realtà delle periferie e delle frazioni, promuove l’aggregazione delle persone, offre alle piccole comunità occasioni di socializzare e fare festa insieme. Tutto questo non può essere cancellato nell’interesse di alcuni, pochi o molti che siano.
Pensiamo che Arezzo debba ringraziare le migliaia di donne e di uomini che hanno dedicato il loro tempo libero all’organizzazione di feste i cui ricavati sono andati al territorio. Li può ringraziare e può anche chiedere di rivedere insieme alcune questioni che possono e devono essere corrette.
Ma per far questo sarebbe necessario che il Comune indossasse la maglietta dell’arbitro e non quella della squadra più forte. Ma per far questo sarebbe necessario un Comune con una strategia politica e amministrativa. Non esiste questa seconda condizione e, conseguentemente, la prima è impraticabile.
Alessandro Caneschi, Consigliere comunale e Segretario comunale Pd Arezzo
Arezzo, 07 Aprile 2016
