Fondazione Guido d’Arezzo: l’ora delle risposte e di una svolta

“Abbiamo aperto uno squarcio sulla Fondazione Guido d’Arezzo. Non ci fermeremo finché non avremo ottenuto le risposte che chiediamo”. Commentano così i gruppi di opposizione Arezzo 2020, PD, Movimento 5 Stelle, Lista Ralli, il contenuto dell’interrogazione illustrata nel corso della seduta di Consiglio Comunale su quello che è il soggetto giuridico che oramai da 3 anni è chiamato a gestire il patrimonio culturale e artistico della città, eventi compresi.

“Nel febbraio 2018, tra i documenti costitutivi figurava un business plan che disegnava un futuro luminoso per la fondazione e la città, con uffici, risorse, razionalizzazione dei costi, processi decisionali snelli, ricerca di sponsorizzazioni importanti, rapporto stretto con il territorio. Ecco invece cosa lamentava già nel 2019 il revisori dei conti: ‘la quasi totalità dei servizi e degli incarichi è passata dall’affidamento diretto… o come procedure negoziate generiche o senza bando’. E ancora: ‘i numeri a consuntivo si sono discostati in maniera significativa da quelli preventivati’. Dunque: ricavi inferiori alle attese, costi cresciuti, debiti verso i fornitori, un bilancio complessivo, al 2019, in perdita di oltre 900.000 euro”.

Ma stessa assenza di progettazione i gruppi di opposizione lamentano nel cosiddetto core business, ovvero le attività culturali: “le scelte degli eventi più importanti sono state appannaggio solo del presidente della fondazione, il sindaco Ghinelli. Tra queste spiccano il Raro Festival costato 700.000 euro, un terzo delle somme a disposizione per un anno, e un festival ‘pucciniano’ che del compositore versiliese aveva giusto il titolo, con un concerto sinfonico che non c’è stato ma che è stato comunque pagato 10.000 euro. Nel frattempo, c’è un incarico di consulente per la produzione musicale che costa 17.500 euro all’anno. Insistiamo inoltre su un ulteriore aspetto: la candidatura di Arezzo a capitale della cultura: al di là di problemi legati alla mancanza di marketing, elemento vincente per Procida, e del mancato coinvolgimento dei Comuni circostanti, decisivo per la vittoria di Volterra, nella proposta di candidatura di Arezzo mancavano le attività culturali stabili e permanenti, si puntava tutto sull’attrattiva turistica, sui grandi personaggi del passato e sui beni artistici e architettonici senza avere la possibilità di giocarsi il presente. Ma qui la risposta è semplice e la diamo noi: perché il presente non c’è, a meno di considerare attività culturale un elenco di concerti senza un filo logico o la sostituzione dell’assessorato con un soggetto che si limita a ingaggiare artisti e poi deve far tornare i conti in pareggio. Nulla più.

Così come nulla più finita l’estate: da settembre non possiamo che registrare la pressoché totale immobilità della fondazione durante la pandemia. Ultima perla: qualche giorno fa moltissimi teatri italiani hanno aperto e acceso le luci, ovviamente senza consentire l’accesso ad alcuno, per mandare un segnale al Governo da parte del mondo della cultura i cui operatori, come noto, stanno vivendo un periodo durissimo. Il Teatro Petrarca, gestito dalla Fondazione Guido d’Arezzo, non ha partecipato a questa manifestazione ed è rimasto chiuso e spento”. 

Ecco i quesiti: “vorremmo conoscere il numero delle domande pervenute a seguito della selezione pubblica per un dirigente del settore cultura cui affidare la direzione della Fondazione Guido d’Arezzo, quali i criteri che hanno portato a una riduzione a tre delle candidature, chi erano i componenti della commissione giudicatrice e come si è giunti alla scelta finale. Inoltre, se la fondazione intenda a questo punto dotarsi di un’organizzazione all’altezza e se l’attuale direttore sarà messo in condizione di svolgere effettivamente il suo ruolo. Magari cercando di coinvolgere anche quegli operatori che non sono soci perché non sono in grado di pagare una quota”.