La chiusura non frena la diffusione del Covid e mette in ginocchio le famiglie

Dichiarazione di Valentina Vaccari e Donella Mattesini, consigliere comunali Pd

Ricerca pubblicata su un quotidiano nazionale: su un campione di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti, che copre il 97% delle scuole italiane, il tasso di positività risulta inferiore all’1% dei tamponi. Questo evidenzia che lo stare in classe non spinge affatto la curva della pandemia. Ricordiamo che ad Arezzo il tasso è notevolmente inferiore all’1%, ossia lo 0,3%, dato del Provveditorato.

L’epidemiologa e biostatistica Sara Gandini dello IEO di Milano afferma che “il rischio zero non esiste, ma la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio”, “l’impennate epidemiologiche non sono imputabili all’apertura delle scuole” e “il ruolo degli studenti nella trasmissione del coronavirus è marginale” il 50% in meno rispetto agli adulti, veri responsabili della crescita sproporzionata della curva pandemica, che si conferma anche per la variante inglese”. Quindi, “i focolai Covid in classe sono molto rari, sotto il 7%, e la trasmissione da ragazzo a docente, poco rilevante, è più frequente che gli insegnanti si contagino tra loro, magari in sala professori, ma questo è lo stesso rischio di qualunque ufficio”.

I nostri Amministratori locali – che forse non si documentano a sufficienza – continuano imperterriti a chiudere gli istituti scolastici aretini, mettendo in ginocchio famiglie intere, soprattutto le donne che devono sempre conciliare lavoro e cura dei figli. Il Sindaco Ghinelli con l’ordinanza 5/2021, annunciata da Facebook, poiché si trovava in USA, sospese l’attività didattica in presenza per arginare – a dir suo – la diffusione del contagio e scongiurare il passaggio in zona rossa. Ma, facile da prevedersi, questo unico provvedimento isolato, non accompagnato da serie di misure di contenimento, come chiusura dei parchi, contingentamento degli ingressi a mercati e centri commerciali, non è servito a nulla e siamo pertanto – nonostante la chiusura delle scuole – precipitati in zona rossa il 15 marzo. 
Il vicesindaco più vote in varie trasmissioni ha accusato le famiglie di non saper gestire i propri figli, creando un precedente per additare bambini e ragazzi come responsabili principali della diffusione del virus, quando Gandini sostiene che “i ragazzi non possono in nessun modo essere definiti responsabili o motore della curva”. Non ha pensato il nostro vicesindaco al fatto che tutto era stato lasciato aperto? Incatenare i ragazzi allo schermo dalle 8.00 alle 13.00 non risolve il problema. Non sanno che piazza Sant’Agostino era ogni sera gremita di ragazzi e adulti, con la mascherina calata che bevevano birre e discorrevano? Cosa si aspettavano senza seri contingentamenti e i controlli?

“In mancanza di evidenze scientifiche dei vantaggi della chiusura delle scuole, il principio di precauzione dovrebbe essere quello di mantenere le scuole aperte per contenere i danni gravi, ancora non misurabili scientificamente in tutta la loro portata e senz’altro irreversibili sulla salute psicofisica dei ragazzi e delle loro famiglie. La scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire” afferma Gandini. In questi giorni vari medici iniziano a prospettarci i danni che questa condizione prolungata di isolamento e di chiusura delle scuole sta provocando sui nostri ragazzi: problemi di disagio psicologico, di disorientamento e depressione, manca il luogo fisico della classe dove il bambino/ragazzo, attraverso l’esperienza sociale con i propri pari e la comunicazione verbale e non, entra in relazione e sviluppa una propria identità. Qualcuno sta valutando questi rischi?
Questo è il fallimento di un’Amministrazione che dopo un anno di pandemia insiste ad agire in modo autonomo e svincolato senza confrontarsi con Provveditore e Usl, facendo ciò che risulta più veloce, chiudere le scuole, quando ormai il personale docente e non docente è quasi tutto vaccinato.